Disregolazione affettiva

L’articolo è stato pubblicato sul numero 1, 2007 di Infanzia e Adolescenza, per una visione completa si rimanda alla Rivista.

Vincenzo Caretti, Emilio Franzoni°, Giuseppe Craparo, Gaetano Pellegrini°, Adriano Schimmenti^

* Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Palermo
° Dipartimento Scienze Ginecologiche, Ostetriche e Pediatriche, Università degli Studi di Bologna
^ Dipartimento di Psicologia, Università degli Studi di Torino

RIASSUNTO: Obiettivo: In questo lavoro ci si è proposti di studiare il ruolo della disregolazione affettiva, dei processi dissociativi e dei vissuti traumatici nello sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare. Metodo: Ad un gruppo di 73 pazienti donne con DCA sono stati somministrati i test A-DES, TAS-20 e TSI-A. I dati ottenuti sono stati elaborati statisticamente attraverso indici descrittivi, studi di correlazione, regressioni multiple, equazioni strutturali. Risultati: I soggetti intervistati presentano punteggi elevati alle scale dell’alessitimia, della depressione, della rabbia e dell’ansia. Gli studi di correlazione supportano l’ipotesi di una connessione tra disregolazione affettiva, meccanismi dissociativi e vissuti traumatici. Attraverso le regressioni multiple si è osservato che l’incapacità nell’identificare le emozioni e distinguerle dalle sensazioni somatiche (primo fattore della TAS-20) e le esperienze dissociative sono predittori significativi dei vissuti traumatici. Gli indici di fit del modello ad equazioni strutturali proposto, che contempla come variabili esogene i due fattori suddetti e come variabili endogene i correlati psicologici del trauma, sono soddisfacenti. Conclusioni: Si evidenzia, pertanto, la presenza di vissuti e sintomi traumatici nei DCA in relazione a una ridotta capacità di regolazione degli stati affettivi interni e a un utilizzo scarsamente adattivo dei meccanismi psichici della dissociazione.

PAROLE CHIAVE: Disturbi alimentari, Disregolazione affettiva, Dissociazione, Trauma.

ABSTRACT: Objective: In this work we proposed to study the role of affect dysregulation, dissociative mechanisms and traumatic feelings in the development of eating disorders. Method: The A-DES, TAS-20 and TSI-A tests were given to 73 female patients with eating disorders. The data were statistically elaborated through descriptive indexes, studies of correlation, multiple regressions, structural equations. Results: The subjects show elevated scores to alexithymia, depression, anger and anxiety scales. The studies of correlation support the hypothesis of a connection among affect dysregulation, dissociative mechanisms and traumatic feelings. The multiple regressions demonstrate that the incapability in identifying emotions and distinguish them from somatic feelings (TAS-20 first factor) and the dissociative experiences are predictors of traumatic feelings. The structural equation model’s fit indexes, that contemplates as exogenous variables these two factors and as endogenous variables the psychological correlated of trauma, are satisfying. Conclusions: We underline therefore the presence of traumatic feelings and symptoms in eating disorders in relationship to a reduced ability of regulating inner affective states and to a poorly adaptive use of dissociation’s psychic mechanisms.

KEY WORDS: Eating disorders, Affect Dysregulation, Dissociation, Trauma.

INTRODUZIONE
Il comportamento alimentare costituisce una condizione decisiva per la salute durante tutto il ciclo della vita individuale. Elementi emotivi e cognitivi condizionano l’alimentazione già nelle vicende della relazione precoce e sono alla base della strutturazione delle esperienze di reciprocità e di corrispondenza (Beebe, Lachmann, 2003), della comunicazione intenzionale, della conoscenza di sé e del mondo e dei processi d’integrazione e traduzione simbolica degli stati affettivi corporei (le emozioni) in complessi fenomeni psicologici (i sentimenti). Questa particolare elaborazione attraverso il comportamento alimentare è uno dei fattori che favoriscono la mentalizzazione delle emozioni del soggetto alle sollecitazioni ambientali e lo stile comunicativo nell’ambito delle relazioni interpersonali.
Se si escludono le rare forme in cui le componenti biologiche hanno un ruolo causale preponderante (come ad esempio nella sindrome di Prader-Willi o nel Diabete Mellito), il modello eziologico multifattoriale, nel quale interagiscono fattori biologici, psicologici individuali e ambientali, sembra essere quello che meglio spiega l’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare, anche in una prospettiva evolutiva.
All’interno di questo modello si inscrivono gli importanti riscontri provenienti dalla pratica clinica e confermati da diversi studi (Abraham, Beaumont, 1982; Johnson, Larson, 1982; Leon, Lucas, Colligan, Ferdinande, Kamp, 1985), che concettualizzano i disturbi dell’alimentazione come disturbi dell’autoregolazione degli affetti (Bruch, 1983; Casper, 1983; Grotstein, 1986; Taylor, Bagby, Parker, 1997). Nello specifico, i disturbi del comportamento alimentare rappresenterebbero il tentativo di regolare stati emotivi negativi sopraffacenti, in soggetti in cui risultano carenti le competenze metacognitive di identificazione e distinzione delle emozioni traumatiche dai loro correlati fisiologici. Tale deficit, come suggeriscono le attuali ricerche che si ispirano all’infant research e alla teoria dell’attaccamento (Ammaniti, 2001; Calderoli, 1998; Dazzi, Speranza, 2005; Lichtenberg, 1989; Liotti, 1993, 1999; Sander, 1977; Sameroff, Emde, 1989, Stern, 1989), sarebbe la conseguenza di relazioni primarie con caregivers incapaci di sintonizzarsi efficacemente con le comunicazioni affettive del bambino. Il reiterarsi nel tempo di queste modalità relazionali determinerebbe il prodursi di un’immagine negativa di sé associata a sentimenti di colpa, di vergogna e a bassi livelli di autostima. Tra i vari sentimenti che costellano i vissuti disfunzionali dell’anoressica o della bulimica con il cibo, la vergogna sembra rivestire un ruolo centrale nell’incentivare il processo di feed-back che favorisce, a causa di stressors interni e/o esterni, il ritiro in stati mentali dissociati dal resto della coscienza ordinaria (Bromberg, 2001).

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